•mercoledì, 18 novembre 2009•

•mercoledì, 18 novembre 2009•

_ Radici naufraghe _

E far poesia ancora e ancora e ancora
raggi di tenebra che brillano
come una tragedia consumata
di uno sfolgorio notturno
spietatamente triste.
 
Veglia interminabile
di un feretro neonato
che sorge come Lazzaro
ad ogni risveglio mattutino
e muore in una continua morte
per germinare
in una composta completezza.
in fragilità vitrea e trasparente.
 
Questa mutante mutazione,
questo getto arboreo
avvolgente albero alchemico
dell’essere oltre l’esistere,
assorbe i miei silenzi
ontologie del vivere
a pezzi, in più scissioni
in unità scomposta
fino ad un chiarore algido
che contorna le tenebre.



By Aleteia
@ 08:49 ||commenti (5)||

[ In: le mie poesie, metafisica dellanima ]

•martedì, 17 novembre 2009•

•martedì, 17 novembre 2009•

_ L'abbraccio spezzato _

L’attrito della luce mi ferisce gli occhi
c’è un cerchio viola,
oggi,
sul calendario
Guardo un remake che
che non dovrei più guardare
ma sei un dolore che lampa nell’aria,
abbraccio spezzato che non sa scomparire.
 
 
Ho estinto i miracoli
e incatramato i sogni,
cesellato un marmo
dove resti immobile
con un accenno di sorriso appena
con quell’ala di tristezza che fa ombra al volto.
 
Ogni strada che percorro passa per la tua vita
ponte e guado
sosta e traguardo.
 
Sono le voci  che sussurrano dentro
le chiavi dell’incertezza, i varchi tra mondi,
i corridoi solitari  dell’essere
da costeggiare aggrappati a sé stessi,
e la tua voce
mi accarezza le orecchie,
abbraccio spezzato
che non sa morire.
 
 
 
 


By Aleteia
@ 13:42 ||commenti ||

[ In: le mie poesie, anna ]

•martedì, 10 novembre 2009•

•martedì, 10 novembre 2009•

_ L'amore mi fa gli occhi liquidi _

L’amore mi fa gli occhi liquidi
mi rende ombra carnale.
Nuda e trasparante,
discinta e densa.
La pelle liquefatta
il sangue raddensato.
Mi preme sull’addome
la tua prospettiva lontana,
mano che si inoltra
dentro alle viscere arse.
Mi cinge la tua voce
e mi assorbe le labbra
come un bacio distante
 mi porta via la bocca.
°°°
 

By Aleteia
@ 22:45 ||commenti (11)||

[ In: le mie poesie, terraariafuoco e poi cè lacqua ]

•mercoledì, 04 novembre 2009•

•mercoledì, 04 novembre 2009•

_ La verga d'oro _

S’inarca il ventre in un empireo circonflesso
impudica me, che m’inoltro scalza
tra le pietre che tu hai predisposto.
Un rovo di piacere che s’intrica
dall’ombelico al grembo
e si espande in spine
ad infierire su  sensi e sangue.
Sono dentro al tuo desiderio
alito ferino che mi lecca il collo,
dentro al riflesso del tuo sguardo
contraccolpo visionario di delizia,
tra i tuoi denti che mi lacerano il respiro
dissennata aria che diventa carne.
 
Piegato su di me,
maestro dell’amore,
in quella bestialità ardente,
-oh!sapienza vorace-
ti guardo e sono preda,
ghermita
dalla tua verga d’oro
che mi riempie abile,
spietata
naturalmente congruente 
fino a farmi godere il cuore.
***


By Aleteia
@ 14:21 ||commenti (13)||

[ In: le mie poesie ]

•sabato, 31 ottobre 2009•

•sabato, 31 ottobre 2009•

_ Liturgia dell'amore _

 
 
Non c’è amore che regga le intemperie del tempo
che sopravviva al suo stesso essere.
Si sgretola l’eternità in briciole magnifiche
in frazioni consumate che restano sospese
dentro ad un cerchio rutilante.
Ed è così vago ed indistinto il suo succedersi
trasportato da sogni commedianti offerti
in sacre omelie domenicali
e  desideri
 esibiti come puttane di strada
in un egoismo che compassionevole
scandisce
una sacra liturgia a rimbalzo.
La vita ne è scalfita, intaccata, incisa, erosa
al suo voltare di sguardo trangugia un boccone d’aria
una vanità vorace si contempla ammirata
e sfugge come un profilo di nuvole subito sperse.
 

By Aleteia
@ 01:24 ||commenti (13)||

[ In: le mie poesie, terra di nessuno ]

•giovedì, 29 ottobre 2009•

•giovedì, 29 ottobre 2009•

_ Volpe bellissima ... una preziositĂ  in cui ho avuto l'onore di essere incastonata _

l'antologia Volpe bellissima. Liriche per Alda Merini, che approderà presto in tipografia per essere stampata, è stata nel frattempo pubblicata on-line, a mo' di libro elettronico in formato .PDF. Nel portale «L(’)abile traccia», e più precisamente nella seconda tabella bianca dall'alto di questa pagina, troverete la copertina dell'e-book più i link per leggerlo o scaricarlo.


http://www.labileabile-traccia.com/rivista_000000.htm








un grazie di cuore a Lorella De Bon, curatrice, e Pietro Pancamo, coordinatore

By Aleteia
@ 17:53 ||commenti (2)||

[ In: ]

•martedì, 27 ottobre 2009•

•martedì, 27 ottobre 2009•

_ Raindrop _




Sono algida mutazione, crisalide morta
virtù segnata da un vizio permanente
mi ninno su di un vuoto brulicante
In una oscillazione atipica e ritmata,
camminando sui fili dei miei versi
come il funambolo che  Zarathustra vide,
e aspetto il buffone alle mie spalle
che mi scavalchi e mi faccia cadere.
Cadere, precipitare, arrendermi
ad un fiamma che non mi sa bruciare,
Passione travolgente che vesto di brina
come una matrioska senza vita
che emerge e rientra su sé stessa.
Quando la terribile bellezza
che mi fu donata come infausto dono,
sarà spenta e sgretolata nella polvere
e sarò cenere di voluttà dispersa
tempo riflesso nella goccia d’acqua,
mi scalderò al fuoco del tuo amore
e suonerò le ossa come un piano
in quel preludio di Chopin nr 15
che sarà un inizio senza fine.
 ***

By Aleteia
@ 22:51 ||commenti (13)||

[ In: le mie poesie, terra di nessuno ]

•giovedì, 22 ottobre 2009•

•giovedì, 22 ottobre 2009•

_ Sally_CappuccettoRosso _

Si diramano sentieri
in un intrico a ragnatela
non voglio un re dei topi
che si adori sotto a un ponte.
 
Le mani tra le cosce
il fiato in mezzo ai denti
e l’onda di piacere che arrota carne viva
mentre lamenta l’anima
singhiozzi incatramati
spasimi asfittici drappeggiati a lutto.
 
La lingua annaspa d’aria
le labbra sono schiuse
si abbarbicano pensieri
tra gli umori rotolanti
e la corte di Esmeralda
guasta il tempo dei deliri.
La pelle freme e geme
come una vastità di mare
su cui si abbatte crudo
un vento di bufera
brivido di piacere
al morso dei tuoi denti.
 
Inverti la clessidra, amore,
lascia morire il tempo,
mentre distendi il corpo sul mio corpo,
lascia morire il tempo,
non voglio un re dei topi
che si adori sotto a un ponte.
 
 ***


By Aleteia
@ 15:51 ||commenti (9)||

[ In: le mie poesie, terra di nessuno ]

•venerdì, 16 ottobre 2009•

•venerdì, 16 ottobre 2009•

_ Miniature _

C’è una brutta quadratura in tema
Disse l’astrologa alla bambola in miniatura
Che le si era seduta dinnanzi sulla sedia
Oh! fece lei sbadata e forse anche un po’ annoiata
Quantunque vagamente rattristata della notizia grave
E questo cosa comporta?
Un brivido melense le attraversò la schiena
E mentre alzò gli occhi da quella brutta quadratura
L’astrologa si sciolse in una pozza d’acqua.
Che fare adesso? Pensò la bambolina
Posso truccar le carte e cambiare il mio destino
Si assicurò che l’acqua in cui si era diluita la veggente
Fosse evaporata e ne restasse un nulla,
cambiò le carte in tavola
mise un rossetto folle
e con i tacchi smisurati
si avviò verso il destino.
***

 
 

By Aleteia
@ 14:04 ||commenti (9)||

[ In: le mie poesie, sospiri surreali ]

•lunedì, 12 ottobre 2009•

•lunedì, 12 ottobre 2009•

_ Omaggio a Jodorowsky e non solo _

Lessi di Albina
donna in fuga
che ad ogni luna piena
si trasformava in cagna
e correva nella notte
annusando l’aria.
Agli angoli di strada
mute di cani
si azzannavano a sangue
per riuscire a  possederla
e lei si consegnava
al  più forte e al più crudele di loro.
 
L’amore dato in pasto ai cani
come cibo d’avanzo,
ad un branco di cani
randagi come la solitudine
che ti colpisce alle spalle
 arriva senza motivo
e ti sorprende di soprassalto
sembra quel sogno andato a male
trangugiato dagli occhi
deglutito dal cuore
vomitato dall’anima
che prende certe volte
quasi   a staccar la pelle
con morsi laceranti
dati da bocche invisibili
dai canini aguzzi.
 
Lessi di Albina
del suo misterioso essere
del suo complicato vivere
del suo universo impossibile
e un’ombra bianca e carnosa
si riflesse nello specchio
con un sorriso strano,
aveva un dente di lupo
e un’unghia a zanna
tra le calde forme
rotonde e prosperose,
tra le lune dei seni
e le cosce tornite.
***

By Aleteia
@ 19:22 ||commenti (13)||

[ In: ]

•lunedì, 05 ottobre 2009•

•lunedì, 05 ottobre 2009•

_ Rosso cremisi ed amaranto _

Il vuoto in cui cado è una bocca vermiglia
un risucchio pioniere di gravità.
 
Le mie unghie hanno la laccatura rossa,
un rosso tango da armonizzare con il mondo,
mi sfugge un baffo di rossetto
è stato quel bacio che mi hai dato ieri sera
mentre ti addormentavi
col viso riverso sul mio corpo.
 
Via, via… via da me stessa
che sia l’ultima volta che mi cerco
che sia davvero l’ultima
così densa di domande.
 
Voglio finire il viaggio in un eliporto
a raffiche di vento scompiglianti
al suono dell’Eroica di Beethoven
mentre spillo un leccalecca al caramello.
 
 
 
***




By Aleteia
@ 11:34 ||commenti (12)||

[ In: le mie poesie, sospiri surreali ]

•giovedì, 01 ottobre 2009•

•giovedì, 01 ottobre 2009•

_ La Rosa di Gerico _

Di tutte le donne io sono l’errante
Rosa di Gerico che rinasce
dalle aridità più arse
Rosa di Gerico che si racchiude in nucleo  
rigurgitando un’eterna giovinezza
rappresa in quel ripiegamento
che la rende immortale nella sua morte continua.
 
E l’ira mi adorna come un diamante sospeso
carico di luce tenebrosa,
di ombre sospinte
di respingimenti.
Com’è vuota la mia testa
senza il viatico di quel sentimento
che ho calpestato e vinto!
Ho ritenuto necessario il disseccamento,
Rosa di Gerico mi sono chiusa in nucleo
aspettando acqua più sacra per dissetarmi
aria più pura dove aprire foglie.
 
Ora il mio tempo è quello dell’arsura,
quella secchezza pallida che m’invade la pelle
altro non è che palingenesi a venire
***

By Aleteia
@ 19:46 ||commenti (5)||

[ In: le mie poesie, terra di nessuno ]

•lunedì, 28 settembre 2009•

•lunedì, 28 settembre 2009•

_ Croce del Sud _

È solo un immaginare,
solo il mio immaginare
che mi porta a navigare di bolina
su quel mare che riversi nei miei sogni.
a vele strette verso un traguardo sconosciuto
forse irraggiungibile o forse già raggiunto.
Sarà naufragio a mò di Ulisse
o nuovo continente di Colombo?
È solo il mio immaginare
che mi perde in quest’indaco appagante,
in un’apnea assurda di fiati ricomposti,
di discese sempre più profonde
in abissi sconosciuti,
Insieme sempre,
come animali marini primitivi,
estinti e rinati
dentro questo mare.
***

 

By Aleteia
@ 18:31 ||commenti (4)||

[ In: le mie poesie, terraariafuoco e poi cè lacqua ]

•giovedì, 17 settembre 2009•

•giovedì, 17 settembre 2009•

_ Non so come chiamarti _

Lo spazio tra di noi l’ho consumato.
È diventato esile,
come un respiro appeso ad un polmone
che resta al caldo e non vuole uscire.
Quella fragilità che si riflette a specchio,
e l’acqua che si distende in manto
in una coperta liquefatta e liquida,
lasciano una patina umida che evapora
lenta tra le onde dell’affetto.
Ho avuto tanti anni per pensare
ma tanti, che il pensiero è diventato aria
ed io sono volata come un palloncino
nel cielo di una festa di paese,
tra un trombone stonato della banda
e la nota fragorosa dei piatti lucidi e ottonati.
Sono cresciuta su una bicicletta
con voraci pedalate tentavo di volare,
seguita da un gatto ad ogni strada
arricciavo sogni ai bigodini.
E nei miei sogni tu eri sempre assente
che almeno quello spazio fosse mio
lo pretendevo e non cedevo
neanche un centimetro di pelle
a quella sofferenza ottusa
che bastarda mi svegliava ogni mattina.
Lo spazio è così angusto e limitato
che è quasi una fessura e l’aria  stenta a respirare.
***

By Aleteia
@ 02:33 ||commenti (8)||

[ In: le mie poesie, terra di nessuno ]

•giovedì, 10 settembre 2009•

•giovedì, 10 settembre 2009•

_ Ho il cuore pieno di te _

Colgo il mio volto riflesso alla finestra
la pelle sembra sbiadire,
Il diafano diventa quasi trasparente.
Dammi la tua passione,
che mi colori un po’ le guance
fammi intingere in quel rosso le mie vene
(hanno questo innaturale blu che gela e non fluisce)
altrimenti non posso scrivere la vita.
Gli occhi custodiscono l’ombra del tuo sguardo,
fregio scuro riflesso
in contrappunto all’iride turchina
e l’anulare è vuoto come un barattolo di miele terminato.
Ho il cuore pieno di te,
e ti sto uccidendo
ma cosa vuoi che sia se non rimpianto,
giusto quel po’ di tragico
vomitato tra i litanici Ti Odio
e quella bestialità dispotica incalzante.
Ho il cuore pieno di te,
non so svuotarlo,
potrei chiamare  una ditta di traslochi
o farti annegare nelle lacrime,
lasciami la tua voce tra i capelli
ne farò musica
per ubriacare il tempo.
***

By Aleteia
@ 00:52 ||commenti (16)||

[ In: le mie poesie, terraariafuoco e poi cè lacqua ]

•martedì, 08 settembre 2009•

•martedì, 08 settembre 2009•

_ Favole da raccontare _

Ho vita dentro, sì, me ne rendo conto.
Un vissuto cosi incastrato tra il femore e la tibia
che a volte mi fa zoppicare.
Mi fa attrito e brucia di dolore.
Se fossi favola o mito o fantasia protratta
l’amore sarebbe trasparente e
giocherebbe coi capelli come l’aria
ma tutto in me raddensa,
diventa lattiginoso e opalescente,
torbidamente inquieto
privo di prospettiva.
La casa fa la sua testimonianza,
ogni scalfittura sui muri ha la sua storia
e  stendo nervi dove appendere
bucati tristi rapidi di sole.
Che sia questo o l’altro
o l’uno o il terzo o l’ennesimo assassino
rapace e ladro di emozioni
non cambia nulla nel finale.
Tra il femore e la tibia
ho questo incastro
così restio al lieto fine,
 scalpella ogni muscolo
e rammollisce le mie gambe.
***

By Aleteia
@ 19:38 ||commenti (4)||

[ In: le mie poesie, terra di nessuno ]

•domenica, 23 agosto 2009•

•domenica, 23 agosto 2009•

_ Borderline _

Omaggio a Dovstoeveskj
 
 
Nacqui spalmato sul fango. Partorito in un anfratto d’anima e gettato via come un inutile fardello.  Il mio astio ribelle cresceva con me e diventava sangue, ma pestavo lacrime decomponendo i giorni in miserabilitrenodie. La rabbia mi spezzava le ossa ed entrava furente nelle narici.
Ogni sole che nasceva, ogni alba che si accendeva, era un singhiozzo nel fianco.
Ordalie alcoliche mi orbitavano in dimensioni artificiali, costruite su templi in rovina.
Visioni che i sensi anelavano come sogni impossibili. Quel fuoco liquido che ingoiavo era la mia sola speranza: lo accendevo col fiammifero della mia collera e mi facevo bruciare sentendomi vivo e invincibile.
Con lacci emostatici di inettitudine frenavo le emorragie delle mie emozioni.
Ecchimosi interne non visibili a sguardi stranieri.
 
Poi, un giorno, ho smesso di piangere. Ho visto la bara del mio cuore levitare nell’aria e dissolversi. Ho seguito il mio stesso feretro e sono diventato pietra.
 
Ora,ubriaco di silenzio e vodka scadente, trascino la mia impotenza come un trofeo conquistato. L’etere  mi fiata sul collo, alita come una donna in amore. Vivo nella discarica della mia anima, abbracciato ad una morte in paziente attesa. Una scheggia di specchio mi rimanda il rottame che sono. Allegri topi voraci si saziano del mio essere e io li lascio fare, sono i miei fedeli compagni.
La superficie mi atterrisce. Il mio regno è questo sotterraneo, ricettacolo di liquami, dimora di folli,
questa perversione distorta in cui si incastra la mia solitudine, che aviluppa le mie bestemmie come carezze di un dio caduto in disgrazia.
 
Ed ecco arrivi tu, magnifica puttana, con occhi di madre e fica incestuosa e pretendi di scarnificarmi dagli strati più sudici della mia pelle per farmi rinascere.
Dai tuoi seni potrei bere soave latte di rosa, ma il mio fegato lo farebbe marcire. Scorre vacuo veleno nelle vene. L’antidoto folle della tua tenerezza non ha il potere di una catarsi mentale,
di una ipostasi santificata.
Scappa! Va via! Lasciami alle mia macerie, ai miei conati di vomito dove sguazzano scarafaggi affamati, alla marea putrescente della mia bile contaminata.
Lasciami raggiungere l’inferno dei miei Demoni, sanguisughe irrorate dall’amnios della mia nascita.
No, non guardarmi più! Non guardarmi! Non voglio vedermi come tu mi vedi. Non voglio scorgere trame di pietà in quell’azzurro profondo,piuttosto lame di acciaio pronte ad uccidermi. Né, tanto meno, voglio il tuo amore, epopea virginale di buoni sentimenti.
 
Eppure io sento di amarti. Di un amore grigio come neve fangosa, di un amore gelido che lascia paesaggio di tundra. Nonostante ti scacci vedo in te la rivolta del mio passato e il trionfo del mio futuro.
 
Quieta donna, su cui questa mia solitudine s’infrange, su cui abiura la mia rabbia fatale, il mio tetro destino trasmuta nell’oceano del tuo sguardo! Le mie parole ti lapidano mentre la mia anima langue di desiderio.
 
Oh! Potessi abbandonarmi alla radura felice dei tuoi fianchi, al vento leggero delle tue mani, alla fiamma vivida delle tue labbra!
 
Ma che dico… Non sono parole che il mio petto possa sorreggere! Fermami! Ferma il tuo respiro  sulla croce del mio martirio.
Non ho più vite da donarti. Posseggo solo rinunce e miserie, abiezioni e paure. Allontana la tua luce
dal mio sottosuolo inquieto e lasciami al mio esecrabile pasto. Ho voragini da riempire in cui versare palate di fango. Non basta il sudore dei morti per la mia resurrezione.
^^^^

By Aleteia
@ 22:00 ||commenti (9)||

[ In: i miei racconti, i monologhi dellanima ]

•sabato, 22 agosto 2009•

•sabato, 22 agosto 2009•

_ ...entrare nel tuo mare _

entrare nei tuoi occhi

                                                  vedere in apnea
                                               i tuoi pensieri azzurri
                                                 calarsi lentamente
                                             dietro l'Oriente del mondo
                                                   con le tue parole
                                               ebbre di mare e di vita                                                                             
*******
foto e versi di PAOLO BIAGETTI

By Aleteia
@ 01:35 ||commenti (5)||

[ In: i poeti che amo ]

•mercoledì, 12 agosto 2009•

•mercoledì, 12 agosto 2009•

_ Gap spazio-temporale _

Ogni  giorno mi reco al cimitero del paese. Porto fiori sulla tomba di mia madre.
Ali di fantasmi accompagnano il mio incidere, all’inizio non me ne capacitavo poi ho cominciato ad abituar mici e a non avere paura.
Alcuni sono curiosi e giocherelloni, (uno ha cercato persino di toccarmi il culo), ma ho sentito solo come un soffio gelido sfiorarmi, altri sono incazzati ed emanano aure di fuoco.  Parlano raramente e non rispondono mai alle domande. Talvolta cantano canzonette e filastrocche di cui non riesco a memorizzare nessuna parola.
Mia madre non è mai con loro.
Mi pare di aver capito che si è costretti a rompere i legami, ogni anima viene mandata il più lontano possibile dai luoghi dove ha vissuto, un atto dovuto per rientrare a far parte dell’universo, passare dall’uno al tutto come dal tutto si era diventato uno.
[Ombre viscide,
marmoree,
lapidi consunte.
Epitaffi scivolati su labbra addormentate:
è un luogo sacro il tempio della mia memoria.]

Anche stamattina sono qui. Mi accoglie il solito guazzabuglio di ombre, contorni sfumati da cui emergono per pochi istanti,volti ed occhi. Ma c’è una presenza diversa dal solito,
una presenza insistente che mi cammina al fianco. E’ strano, perché di solito i loro movimenti sono veloci e rapidi, non si soffermano mai più di pochi secondi.
Percepisco accanto a me un gelo fortissimo che mi costringe a fermarmi.
Le  chiedo chi è e cosa vuole, certa di non avere nessuna risposta, invece la figura si delinea maggiormente e mi risponde.

[I fiori hanno l’odore marcio della morte
Corolle chine e spente
Ombre profuse di barbare azalee,
di incontaminate camelie
di allegri ciclamini]



“Non mi riconosci?”
“No”
“Sono te, una notte mi hai uccisa e sono morta. Sono anni che cerco di raggiungerti e tu mi rifiuti, m’ignori, mi cacci via. Ora finalmente sei riuscita a vedermi.”
Guardo meglio. E’ tutto molto indistinto. La figura che ho di fronte si delinea evanescente, mi assomiglia vagamente. Ha dei capelli lunghissimi ed è molto magra.
Io non sono mai stata così magra e non ho mai avuto i capelli così lunghi. I suoi occhi sono incavati e l’azzurro sembra cosparso di cenere. Indossa un vestito dello stesso colore degli occhi.
“Non puoi essere me. Io sono qui, sono viva. Ho i fianchi e i seni rotondi e tesi. Il mio corpo ha il calore del sole e tu sei gelida come un’antartide.

[Ombre di croci si proiettano nel cielo.
Sembrano abissi intrecciati di sofferenza
Un grigio inquieto si espande nell’aria
Piovono lacrime liquefatte e artigli d’aquila.]


“Sono magra perché non mi hai più nutrita, gelida perché mi hai negato ogni affetto e i miei capelli sono cresciuti così velocemente per darmi calore.”
“Ma perché t’avrei uccisa?”  
Chiedo sempre più esterrefatta e preoccupata. Comincio a pensare che sia uno scherzo di qualche spirito burlone.  Sarà quello che prova sempre a toccarmi il culo che si vuole divertire.
Compongo i fiori nei vasi.  Gerbere, rose gialle e rami di mimosa. Mi è sempre piaciuto disporre i fiori, creare un’armonia di volumi e di colori. Mia madre sarà soddisfatta di come tengo la sua tomba, così piena di luce e sempre adorna di fiori.
Tutte le mattine sono qui, alla stessa ora. Peccato solo per il vento. Mia madre odiava il vento, ne era terrorizzata.  E’ quasi primavera. Un’ape coraggiosa si avvicina ai fiori e annega nel vaso.  tutte le mattine un’ape spavalda si avvicina ai fiori.
…... Una raffica di vento mi scompone i capelli.

[La terra è densa e grassa
Come una vecchia signora contadina
Lombrichi opulenti banchettano
Su orbite scarnificate
Dentro narici asfittiche
Tra articolazioni sconnesse.]

La lei-me, si tiene a distanza. Non parla e mi osserva. Cerco di non guardarla ma non ci riesco. Mi pare che non sia più tanto pallida e che mi assomigli un po’ di più. Le sue mani prima invisibili si disegnano più distintamente e il suo corpo si delinea meglio nell’ampiezza della veste.
Gli altri fantasmi fanno la solita baraonda. Quelli giocosi conservano la spensieratezza dei  bambini. Quelli adirati camminano nervosi sul ciglio delle tombe.
Sono  passati più di due anni e ancora non mi sono  abituata all’idea che mia madre sia morta.
Ripenso ad un brano letto un po’ ti tempo fa…..
“ma se il dolore riesce gradualmente a mutarsi in accettazione, se chi rimane riesce a rinunciare alla presenza incarnata senza che in lui si determini anche un ritiro dell’investimento affettivo, allora ciò che si è accettato di perdere ritorna da solo, con un moto spontaneo, fin dentro al mondo psichico della coscienza; ed esso vi ritorna non con la fisicità di un fantasma, ma con la plasticità dinamica di un essere vivo… l’anima e la coscienza si sentono allora pervase da un contenuto di morte così concretamente reale eppure anche così fraterno alla vita che la vita stessa ne viene mutata in qualcosa di più completo e di più intero.

[Brilla  piccola luce,
lingua di fiamma spavalda
che sfida la morte.
Linea d’ombra sul fuoco
lì, nel sentiero dove s’innalzano i giraluna]

Sembra molto semplice mettere in atto questa cosa. Semplice e necessario. L’unica soluzione possibile per conservare un legame. In fondo, ognuno di noi ha sempre due esistenze, quella che vive il suo corpo materiale e quella che vive nella mente degli altri.
Il nostro pensiero è capace di attribuire esistenza in vita perché non dovrebbe essere capace di fare altrettanto in morte! Ma certo, sicuro.  E’ questa la soluzione.
Mi avvio verso casa.


E’ già mattina e sono  al cimitero. Un senso di dejavù mi assale prepotente
Fiori gialli, gerbere, rose e mimose, l’ape annega nel vaso, e io indosso lo stesso vestito.
Il popolo dei fantasmi è stranamente taciturno. La lei-me è seduta ai piedi della lapide di mia madre.
Silenziosa e triste.
La nostra somiglianza è sempre più evidente. I suoi occhi non sanno più di cenere ma sono desolatamente malinconici  e le sue forme sono nette e distinte sotto l’abito cilestre.
Poi mi parla.
“Sei pronta?”
“Pronta a cosa?”
“Ancora non hai capito?”
“cosa dovrei capire”?
Ad un gesto della sua mano ogni cosa materiale scompare, gli alberi, i fiori, le mura, le tombe. Rimaniamo come sospese senza peso in una dimensione aerea.
Con un gesto rapido e imprevisto mi avvolge entrando in me.
Sto per protestare, ma con voce ormai decisa mi dice:
Guarda!
Mi volto e mi ritrovo al cimitero. Tutto è ricomparso.
Ogni cosa è immobile. Non c’è respiro, né vento, né aria.
Mi volto e davanti a me non c’è la tomba di mia madre. Non è la sua foto che mi sorride dalla lapide. Nella foto ci sono io, la lapide porta inciso il mio nome, e sono passati più di due anni dalla mia morte.

[Gap spazio-temporale
Dove la vita nutre la morte e la morte nutre la vita.
Pulvis es et in pulverem reverteris].
 

Eppure questa ricongiunzione ha qualcosa di miracolosamente vivo, come svegliarsi da un sogno dentro un altro sogno.

***

By Aleteia
@ 16:12 ||commenti (7)||

[ In: i miei racconti ]

•giovedì, 06 agosto 2009•

•giovedì, 06 agosto 2009•

_ E alle vicinanze -infette- _

E alle vicinanze -infette-***

di
Villa Dominica Balbinot

Dai teatri di ferocia
- e dei furori-
 dai tramonti lacerati di quei tempi
(tanti tempi,
tante sevizia)
si era poi finiti
- simile a un atto di perdizione-
nel regno inclemente e meschino
dell'amore...
( ... Io l'avevo profetata,
l'affezione triste!...)
Non restava
che fare assegnamento
su quelle certe eccitazioni,
nel toccare una carne
nella propria carne:
gli incordamenti,
le dislogazioni,
quel formicolio di pelle in pelle,
e per ogni dove i segni del corrotto,
le enumerazioni dei sintomi, i medesimi
( e quella furia nelle sommessioni,
alle vicinanze- infette-.)
Era stato poi
come un ristagno,
il loro fatidico silenzio,
e in un olezzo da affogati,
( cose, oh, cose...
cose da far récere i cani)
a forse infondere
alla città morta
quella fatale frenesia,
una apocatastasia,
e pure con certi inequivocabili segni,
quelli degli ossidi finali.

 


L'amorevole abbraccio dell'universo

di

Frida Khalo

By Aleteia
@ 12:24 ||commenti (6)||

[ In: ]

•lunedì, 03 agosto 2009•

•lunedì, 03 agosto 2009•

_ La morte è un dettaglio della vita _

È ciò che saremo che mi spaventa
come una piccola morte
che si acquatta quieta nell’attesa dell’evento.
L’amore si rigenera come una fenice,
la su eternità è in questa rinascita ardente.
L’afa è densa di silenzio.
Le pale di un ventilatore vorticose a vibrare l’aria,
il sospirato andare di una calura che si sgretola nel vento.
Il fiato che mi respira accanto non riempie i polmoni
e le dispnee si alternano con ritmi sconsolati.
Mi confortano i versi dei poeti che mi hanno preceduta.
In fondo la morte è un dettaglio della vita.
***

By Aleteia
@ 12:43 ||commenti (5)||

[ In: le mie poesie, i monologhi dellanima ]

•domenica, 19 luglio 2009•

•domenica, 19 luglio 2009•

_ Delirio ossessivo cangiante in nuance arcobaleno _

 “Tutte le cose erano insieme poi venne la mente
e le dispose in ordine”
(Anassagora)
 
"Sono il punto d'incontro in cui la luce è preda del buio" (J.Bousquet), dove le ombre hanno la loro dimora e si dimenano in una danza dionisiaca sospese tra la vita e la morte.
 
Percorrendo i sentieri della immaginazione attiva ho reso possibile lo
scontro-incontro con le forze ctonie della mio sé.
L’apparente dicotomia non conciliabile in realtà e la perversa attuazione delle avventure vissute dell’Anima e dell’Animus nel corso dell’esistenza, poiché per la nostra mente psichica non sussiste differenza fra realtà e immaginazione e la portata degli effetti può essere la medesima
(Gheirtraam Occer)
 
 
 
Camminamento del vizio e della virtù
Ovvero
Il Maestro che raggiunse Margherita nella sua casetta di marzapane.
 
Svolto quel risvolto spaventoso
l’incubo ha cessato di morire
Poiché morendo
rinasceva
nella sua spietata realizzazione necrossessiva.
Trapassi scenici teatrali in
atto psicomagico jodorowskiano.
Poesia dell’essere che trafigge l’essere,
che nutre un mostro che dovrà distruggere.
(Il vecchio saggio faceva finta di dormire
e intanto soffiava sulla sua lanterna.
L’Anima incatenava i sogni
l’Animus li torturava.
Ogni cosa splendeva
come un vizio miracoloso ed appagante
e la virtù taceva in un silenzio consenziente.)
Sconvolgimi:
come la sera
un campo di lucciole accese su di un prato,
come un arcoiris che deflagra la notte.
 
 
Eccomi qui, incompiuta come un’opera d‘arte che non si sa finire, bella come un ristoro per gli occhi e triste come la sacra errante che nessuno accoglie.
 
Riflessioni insufflate dall’inconscio nell’afa afasica d’un giugno canicolare: tu solare? Per grazia della tua madre-sorte, splendidamente saturnina.
Tu vieni da quelle morbide umbratili notturnità che inducano la nostalgia di pienezze d’amore calde e appassionate 
[Paolo Biagetti]
 
 
 
IO, la Grande Incompiuta onda simbiotica di congiunzioni ossimoriche e carnali.
 
 
L’affascinante percorso che, da sempre, l’ombra, nella sua accezione jungiana, mi ha portato a seguire con interesse sempre più crescente, con i suoi nascondimenti e le sue rivelazioni, trova nelle vicissitudini amorose una strada elettiva, poiché carotenutianiamente parlando, è nelle relazioni amorose che essa emerge con la prepotenza della nostra parte più vera blablablablabla
 
“Tutto ciò che sta nell’inconscio vuole diventare evento, e anche la personalità vuole svilupparsi dalle sue condizioni inconsce e viversi come interezza”
C.G.Jung
E come sono i passi del vento, lasciano orme, lasciano inganni, lasciano macerie?
La vertigine della vita roteava su una spirale di guerra.
Non c’erano più giorni da mietere come le spighe di grano tra i papaveri dell’infanzia.
L’estate era trascorsa nella marea di vaghezza tipica di ogni estate, ed ora era quel 2 settembre.
Un giorno qualunque, un giorno settembrino che salutava la bella stagione consumando gli umori e i gesti in quella canzone, che raggrumava le note nell’aria densa di assenza .
Una pagina moraviana in cui la perversione guidava i passi su traguardi e obiettivi impietosi che t’inchiodavano all’esistenza.
Lo sguardo dell’uomo rasentava i muri, fuggiva rannicchiandosi in ogni cavità come fanno le lucertole al rumore di passi.
L’amore e l’umore si caricavano di nuvole e piogge. L’assenza era nel tuono e nel lampo di quel temporale presagito.
Le sue mani erano incollate alle tasche, la camicia premeva sul petto. Ogni linea di tempo lo riconduceva all’assordanza dei silenzi che lei gli rimandava.
 
 
 
Vivo dilatazioni emotive, passaggi proibiti dove inoltrarsi al buio, colonne d’Ercole dell’anima,
coi sensi allertati, giugulare protesa pronta alla recisione ed Excalibur la grande, ad invisibile sostegno, un morso ferino che parte dal petto e squarcia le viscere inguainate come prostitute d’elite su vaporosi tacchi a spillo. La belva che abita il cuore si risveglia in tutta la sua nera forza di catastrofe, ho messo guanti di metallo alle mani ma non ho coperto il volto e gli occhi non chiudono le la palpebra nemmeno sotto comando . il confine del mio mondo sconosciuto sembra accrescere la guardia non ceda la supremazie di un territorio pieno di tesori ma la tenebra si strama e mostra debolezze sconosciute. E lì che va il mio affondo, è lì che l’occhio tenta di guardare, sconfiggere la nebbia con tenerezza ma senza cedimenti fino a d abituarsi a contempalare ciò che era impensabile, ciò che una fede cieca e sottomessa ha tenacemente nascosto e stritolato in un un abbraccio protettivo soffocante.
Hic sunt leones ego non timeo sed caveo.
 
"Mentre annotavo le mie fantasie una volta mi chiesi:
Che cosa sto facendo realmente? Certamente questo non ha nulla a che fare con la scienza. Ma allora cos'è? Al che una voce in me disse. E' arte." (C.G.Jung)
 
°°°
 

By Aleteia
@ 18:38 ||commenti (8)||

[ In: paradossi, i monologhi dellanima, metafisica dellanima, sospiri surreali ]

•martedì, 14 luglio 2009•

•martedì, 14 luglio 2009•

_ Non ho piĂą voglia di intenerirmi... _

Non ho più voglia di intenerirmi
né di farmi prendere o sfiorare
dalla tua mano artiglio,
ho come uno sconforto d’incongruenze vive,
un lascito di emozioni
da dividere in un quotidiano
protrarsi d’impossibile.
Se sono ancora io,
colei che il fato ha reso tragica
per un assunto persistente
di eventi malgestiti
o sono solo l’ombra di un’ombra
di un’ombra, di un’ombra, di un’ombra
non lo so più.
 
Una confusione adusta
s’imprime torpida
e mi asseta d’ignoto
arcano e inafferrabile,
quasi una vocazione
di fede estinta.
Palpo sotto la pelle
la danza di un deserto
incipiente come un temporale,
vago come una solitudine esecrata,
un mormorio pietroso,
un brivido selvatico
che non mi fa piangere.
***

By Aleteia
@ 13:44 ||commenti (6)||

[ In: le mie poesie, terra di nessuno ]

•martedì, 07 luglio 2009•

•martedì, 07 luglio 2009•

_ SarĂ .... _

Sarà una morte pallida
una striatura di rosa
su un livido di pelle,
uno sconforto appena
disunito ed introflesso,
come una crepa su una lastra di ghiaccio.
 
Sarà quella disarmonia avversa
che si rovescia  addosso
in  liquido grumoso
e rende gazzella il verso,
così fragile e leggero
così fuggente e rapido
così teneramente inconsapevole.
 
Emozionare l’aria,
lasciare che il suo brivido si impasti sulla pelle
disfarsi del dolore in strie di vento
da far volare via velocemente
nell'alba di un giorno
che aspetta lì da sempre.
***
 
 
 

By Aleteia
@ 01:15 ||commenti (7)||

[ In: le mie poesie, dellessere e del sè ]

•martedì, 30 giugno 2009•

•martedì, 30 giugno 2009•

_ Usque tandem _

Si sgretola la tua creta di palude,
il tuo cicaleccio d’imbrunire,
diventa un’emozione scivolosa,
un grammo d’aria
restio a farsi respirare.
Ho il ventre così teso di bugie
e le unghie così infiltrate di fango
che non riesco a tagliare
il pane da mettere
sul tavolo di cena.
Non mi commuove
la tua solitudine coatta
che consuma i riti di ogni giorno
né il tuo accumulo di vasi rotti
sparsi ad asciugare al sole.
Ma no, non parlo di vittorie,
parlo di supernove esplose in nanosfere
e polveri soffuse tinte di un falso azzurro
di porci che non sanno usare ali.
***
IL Bacio
di
Marlies Bollier

By Aleteia
@ 23:54 ||commenti (13)||

[ In: le mie poesie, terra di nessuno ]

•mercoledì, 24 giugno 2009•

•mercoledì, 24 giugno 2009•

_ Myosotis _

Forse non t’amo più, amore mio,
forse è questa verità che mi sconfigge
che riempie d’ansia le mie crepe
e benda il cuore per nascondere lo sguardo.
                                                     
L’acqua, che cerca la mia sete,
quelle gocce d’acqua che avida
lecco dalle tue labbra,
aspergono la mia lingua senza dissetarla.
 
Il tempo della tua assenza è una stoffa
così piena di buchi
che non riesce a riscaldare
i freddi inverni in cui incespica il mio umore.
 
Non ti ho, non bevo alla tua sacra fonte
non mi nutro delle tue carni ardenti
e ora tutto appassisce senza essere mai nato
come una follia insana ed aberrante
 
Salviamoci. Prendiamo le distanze
da questo malanno, da questa afflizione
amabile veleno che ci colma l’esistenza,
da questa coppa piena che non si riempie.
***
Alexander Cabanel
*
Ninfa e Satiro

By Aleteia
@ 13:45 ||commenti (10)||

[ In: le mie poesie, terraariafuoco e poi cè lacqua ]

•lunedì, 22 giugno 2009•

•lunedì, 22 giugno 2009•

_ Poetie e poesie _

Che pensi tu,
che la mia poesia sia una finzione?
Un moto inusitato con cui cercar clamori?
Un circolo d’aria circonciso
da un vuoto di vita
improvviso e transitorio?
Se pensi questo
Il tuo sguardo e affetto da miopia 
e sa scrutare solo ad un palmo dal suo naso.
Non riesci a vedermi in ogni verso sanguinante ?
In ogni sillaba cucita sulla pelle?
Ci sono è vero,
volute ed arabeschi,
quell’eleganza mortale
che spesso hanno i poeti,
di rivestir dolore
di adornar patimenti,
di scendere nell’Ade
come per una passeggiata:
ma l’anima,
quell’anima che trema ad ogni passaggio,
che vibra ad ogni alito e respiro,
quell’anima che si rannicchia
con timori da bambino,
tu non la scorgi?
Non noti come impallidisce,
come scolora ogni volta che la ignori?
pensandola insignificante orpello?
****

By Aleteia
@ 23:00 ||commenti (5)||

[ In: le mie poesie, dellessere e del sè ]

•domenica, 21 giugno 2009•

•domenica, 21 giugno 2009•

_ I walk the line _

A jhonny cash
***
Qual è il confine che sperpera il sogno
che lo sopisce e lo raggiunge per divorarlo,
lo conforta e lo addormenta dentro sé stesso?
E l’amore perché chiama se la sua voce è affievolita
da una malattia mortale,
da un germe accanito nel suo agire corrosivo?
Non ho visto che lampi tesi a sfilacciare il cuore
parole marcite in un desiderio contraffatto,
amaro disappunto che gocciola sui  nervi.
Poter essere solo una donna 
e non un’anima confusa
in un rovello senza tregua !
Incrudelita dagli eventi
tragicamente agghindata
senza bacchetta magica,
attraverso il confine dell’amore,
voglio bruciare l’anima.
I walk the line
***

By Aleteia
@ 02:14 ||commenti (3)||

[ In: le mie poesie, terra di nessuno ]

•venerdì, 19 giugno 2009•

•venerdì, 19 giugno 2009•

_ Rivelazione _

È un piccolo coltello
nascosto sotto al polso
quello che porto dietro
ad ogni stagione.
 
C’è chi sogna angeli in volo,
io sogno cattedrali,
marmi e rilievi
composti e compositi,
si riversano in uno spazio così pieno
che ogni cosa
si immette nell’altra senza confondersi.
 
Il sogno non perde mai di vista
quell’anfratto doloroso
scolpito nella pietra
piantato come un chiodo
nel piano sottostante del cervello.
 
Un nodo che lega un nodo
che lega un altro nodo,
respira senza farsi sentire,
nasconde la sua presenza
come una scalfittura impropria
che deturpa l’opera eppure la fa viva.
 
Un coltello fastidioso
da concedere ogni tanto
allo scultore di turno
per una prossima incisione.
***

By Aleteia
@ 19:12 ||commenti (3)||

[ In: le mie poesie, terra di nessuno ]

•martedì, 16 giugno 2009•

•martedì, 16 giugno 2009•

_ L'ora prima _

Il vuoto sognando,
la tenera inquietudine celeste dell’ora prima.
Aria spessa e densa che sa di morte.
Tutto è così immobile e tace
come un’assenza senza nome
che si riproduce all’infinito,
calma agguerrita di voglie
intrisa di futuri mondi a venire.
Non c’è resistenza nel vuoto
si precipita senza aggrappi
in un volo inesistente.
La lentezza metodica dell’ora
è come una ferita trafitta e sanguinante,
si smette di esistere tra le spire del sogno
avviluppanti e ardite
che l’anima si arrende e perde i sensi.
°°°
 

By Aleteia
@ 11:42 ||commenti (4)||

[ In: le mie poesie, laltro volto della luna ]

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Eccomi

Utente: Aleteia
Nome: Margot Croce
Certi giorni il mio cuore si indurisce come quell’unica pietra che giace nel deserto Sohowana, quella pietra che nasconde il serpente dalle squame argentate pronto ad addentare ed uccidere. Lo sguardo si perde negli orizzonti sconfinati e inariditi, nelle crepe riarse del terreno, tane di scorpioni incattiviti, fenditure prosciugate della linfa benefica del sangue. Eccolo lì, un piccolo ammasso irrigidito non più capace di destare movimenti e sussulti, emozioni sradicate come fiori divelti, una piccola pietra pulsante in un unico punto sommerso dalla terra di nessuno, da quella sabbia inesorabile che turbina e lede il respiro e lo riveste di una crosta brulla, infeconda, tenace come la morte.


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"...dovevamo saperlo che l'amore brucia la vita e fa volare il tempo.."
(Vincenzo Cardarelli)

Dal mio quarto piano sull'infinito
nella plausibile intimitĂ  della sera
a una finestra che dĂ  sull'inizio delle stelle
i miei sogni si muovono
con l'accordo di un ritmo
con una distanza rivolta verso viaggi a paesi
ignoti o ipotetici o semplicemente impossibili
(Fernando Pessoa)

Me,myself and I

Per me esiste solo il cammino lungo sentieri che hanno un cuore,
lungo qualsiasi sentiero che abbia un cuore.
Lungo questo io cammino,
e la sola prova che vale è attraversarlo in tutta la sua lunghezza.
E qui io cammino guardando, guardando, senza fiato.
(Carlos Castaneda)
Cara Margot, pardon,cara "Poesia",
ti ho trovato, stasera, percorrendo la grande "Route 66" del web.
Stavi camminando da sola sul ciglio della strada.
Mi sembravi straniata e nostalgica, curiosa e incupita, in mezzo alla frastornante e tragica ferraglia delle parole senza verbo ... ai graffi senza segni di spazi dove gemmano i sogni del cuore, degli amanti segreti del tuo caldo respiro di vita.
Ci siamo fatti compagnia per tutto il viaggio. In silenzio. Per tornare a pensare. Per non rischiare che una parola di nebbia nascondesse la mèta, l'Oriente avventìzio dell'Irraggiungibile Parola.
Non sapevo che anche la Poesia potesse commuoversi allo sguardo curioso e insistito d'un poeta mancato
(Paolo Biagetti)

Libri da non dimenticare

La fine del mondo e il paese delle meraviglie-Haruki Murakami
Eros e Pathos-Aldo Carotenuto
Solo de amor-Alejandro Jodorowsky
Il libro dell'inquietudine-Fernando Pessoa
Todo el amor-Pablo Neruda
Il lupo della steppa-Herman Hesse
La storia-Elsa Morante
Al di lĂ  del bene e del male-Friedrich Nietzsche

Il mio blog di pensiero
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La grandezza dell'uomo
si misura in base a quel che egli cerca
e all'insistenza con cui rimane alla ricerca.
(Martin Heidegger)

"Che diranno della mia poesia quelli che non toccarono il mio sangue?"
(Pablo Neruda)

"Il pensiero, a quanto sembra, tende a farsi sangue. Per questo pensare è cosa tanto grave. O forse è che il sangue deve rispondere al pensiero... come se l'atto più puro, libero, disinteressato compiuto dall'uomo dovesse essere pagato, o quanto meno legittimato, da quella `materia' preziosa tra tutte, essenza della vita, vita stessa che scorre nascosta."
(Maria Zambrano)


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